I ponti di Budapest

“Arrivò al ponte, e lo attraversò fino al centro, procedendo con fatica, perchè la neve gli si opponeva, e dal Danubio soffiava un vento basso, difficile, che si avvinghiava e molestava”. Lejana di Julio Cortazar.

puentes budapest

Nel 1951 lo scrittore Julio Cortazar pubblicò il suo libro di racconti “Bestiario”, il primo libro di storie che lo scrittore sentì veramente esprimere quello che intendeva dire realmente. Uno di questi racconti è Lejana. Lejana è un racconto fantastico, nel quale una donna, Alina Reyes, che vive a Buenos Aires, sente il freddo, il dolore e l’angoscia di una donna che vive a Budapest. Sente queste sensazioni come se fosse lei stessa a provarle. Il racconto è bellissimo e si può trovare anche su Internet. Verso la fine, l’Alina di Buenos Aires e quella di Budapest si incontrano e si abbracciano sopra uno dei ponti che attraversano il Danubio.

Mi chiedo, leggendo questo racconto, su quale dei ponti che attualmente attraversano il Danubio, e che uniscono Buda e Pest, Cortazar ha immaginato l’abbraccio.

Forse sul Ponte delle Catene? Questo è il ponte più antico e famoso. Fu inaugurato per la prima volta nel 20 novembre del 1849, dopo circa 20 anni di lavori. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu distrutto, e venne rinaugurato nel 1949, dopo essere stato ricostruito. Possiamo considerarlo come il luogo d’incontro perfetto per l’unione di una persona con il suo gemello, perchè in realtà ci sono due ponti nello stesso luogo, quello del 1849 e quello del 1949. Anche il Ponte Elisabetta, costruito in onore dell’Imperatrice Sissi, è due ponti in uno, perchè anch’esso fu distrutto e ricostruito dopo la guerra. Però c’è un fattore che lo scarta: la sua ricostruzione avvenne solo nel 1964, mentre il racconto di Cortazar, come si è detto, è stato pubblicato nel 1951.

Ci sono ancora sei ponti da tenere in considerazione (e da visitare, quando ci si trova a Budapest): il Ponte della Ferrovia, che oltre ad essere un ponte per il passaggio dei treni, possiede anche un passaggio per pedoni e biciclette; il Ponte Arpad, inaugurato nel 1950, nello stesso anno in cui lo scrittore argentino cominciava a progettare il racconto, anche se, a pensarci bene, un ponte nuovo e moderno non è così attraente e poetico per una storia come Lejana; il Ponte di Margaret, disegnato da un discepolo dell’ingegnere francese Alexandre Gustav Eiffel. Non è da scartare, visto che sappiamo che Cortazar visse a Parigi, città che amava.

Dei tre rimanenti, si potrebbe pensare al Ponte della Libertà o al Ponte Petofi, ma si può tranquillamente scartare l’ultimo, il POnte Lagymanyos, visto che è stato costruito nel 1995, ben 11 anni dopo la morte dell’autore di Rayuela.

 

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Quando passerete qualche giorno a Budapest, dopo aver affittato appartamenti a Budapest per la vostra permanenza, portate con voi “Bestiario” di Cortazar, e leggete il racconto “Lejana” su qualche ponte della città.

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Concerto dei Rammstein a Budapest

Le sonorità più estreme della scena tedesca appartengono probabilmente alla musica elettronica e metal. Non è una casualità che band come Slayer, Megadeth, Anthrax, Metallica, Exodus, tutti esponenti del Thrash Metal, riconoscano senza alcun dubbio che il pubblico europeo è decisamente più estremo di quello statunitense, in particolare quello tedesco. Non era raro, negli anni ottanta, visitando il luogo dove si era tenuto poco prima un concerto estremo, come uno degli Slayer, in Germania, trovare un mare di vetro, bottiglie rotte, metalli e catene, oltre a evidenti tracce di sangue. Allo stesso modo, è grande la quantità di incredibili band di Thrash Metal che sono apparse in Germania col passare degli anni, e alcune di loro sono ormai classiche: Sodom, Destruction e Kreator.

rammstein budapest

La storia dell’elettronica, in Germania, è ugualmente lunga. Basta fare un nome, infallibile: Kraftwerk. Formatosi a Dusseldorf sotto il nome di Organisation, poi convertito in Kraftwerk, il viaggio di questa band comincia con il Krautrock più sperimentale, dai suoni dolci ed evocativi, fino a convertirsi ai “Menschmachine”, creatori della techno prima della techno, e a tutte le invenzioni che impregnarono il mondo della musica elettronica negli anni successivi. Ovviamente il debito dei Rammstein a figure quali Throbbing Gristle o Einstürzende Neubauten è più che dovuto. Però nel caso di queste due band, precorritrici della generazione punk, l’industrial e la sperimentazione cercavano di colpire a livelli estremi, e quindi la messa in scena e l’uso di strumenti non convenzionali erano tutti improntati ad un maggiore impatto dello spettacolo dal vivo.

Ora, quello che suonano i Rammstein non è esattamente nè metal,elettronica, nè tantomeno musica rap. Come definire una band che utilizza chitarre assordanti, fraseggi rapidi, sonorità industriali e un tono di voce che parla in tedesco e che sfiora il “lirico”, per così definirlo? I Rammstein, oggigiorno, ci sembrano essere un’invenzione degli anni 90, della generazione di “Trainspotting” e degli anni in cui, per la prima volta, nel “mainstream”, rappresentava una comunione sincera tra l’industria e la musica indipendente, che non era mai successa prima. I Rammstein sono parte del “Neue Deutsche Härte”, termine inventato per il “nuovo genere” che stavano promuovendo altre band, quali Oomph!, Stahlhammer, Samsas Traum e Megaherz.

Oggi l’esperienza dei Rammstein confina con il parodico, e in molti casi con l’irrisorio. Il passaggio dei Rammstein per l’industria musicale, e le loro sonorità dure e industriali, continua imperterrito, e i loro lavori sono distribuiti da un’etichetta detta Universal. Hanno venduto milioni di dischi, e con concerti spettacolari, carichi di immagini violente, teatralità ed effetti speciali, offrono uno spettacolo dal vivo molto interessante da vedere, tenendo in conto che i media musicali continuano a costruire falsi dei e false immagini, generando vendite per artisti che non sono nè molto attuali, nè molto freschi musicalmente. Per maggiori informazioni sui Rammstein e il loro tour, potete visitare il sito Web: http://www.rammstein.de/

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Affitta uno dei appartamenti a Budapest per poterti riposare tranquillamente dopo il concerto.

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Concerto dei Rammstein a Budapest

La band più famosa del Neue Deutsche härte è in tour con i suoi migliori successi. Sto parlando dei Rammstein, e di chi altrimenti? I tedeschi stanno affinando l’organizzazione per un intenso tour, che parte dall’Europa e passa in tutto il mondo nel 2012.

concierto rammstein budapest

I Rammstein sono nati nel 1994, ad opera di  Richard Z. Kruspe, Paul Landen, Till Lindermann, Christoph Schneider e Cristian Lorenz, tutti membri attuali della band che fin dai suoi primordi si fece notare per le sue sonorità metal industrial, che essi stessi denominano “Tanzmetall”, che tradotto in italiano sarebbe “Metal per ballare”. Il nome della band si deve ad un piccolo problema con l’ortografia di una città tedesca chiamata Ramstein, dove a fine anni 80 si verificò un grave incidente aereo. Secondo alcuni membri del gruppo, lo scrivere il nome della città con due m fu una svista, ma la verità è che ciò nasconde un doppio significato, perchè la parola composta “ramm” e “stein” significa qualcosa come “pietra che affonda”, perchè ramm deriva dal verbo rammer. Sia quel che sia, qualunque sia il significato del nome della band, che potrebbe essere un discorso da ampliare in altra sede, una cosa è sicura: partendo dai loro primi concerti in locali e pub della Germania e arrivando ad oggi, hanno venduto più di 12 milioni di dischi in tutto il mondo, cambiando la loro vita e quella dei loro fan.

Con 8 dischi registrati, più di 20 singoli, DVD dal vivo, lavori fotografici, etc., la band ha deciso di realizzare un lavoro di “best of” con tutti i loro migliori successi, chiamato “Made in Germany 1995-2011″, che è anche il nome del tour che li porterà a Budapest, città che sarà la seconda tappa della tourneé. Il concerto si terrà al Papp László Budapest Sport Arena il 10 novembre alle 20:00. Per maggiori informazioni sui prezzi e notizie del tour, visitate la pagina web: http://www.rammstein.de/tour2011/index.de.html

 

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Un’occasione incredibile per prendere due piccioni con una fava: da una parte la preziosa e storica città di Budapest, e dall’altra la band che suonerà dal vivo i suoi grandi successi. Affitta appartamenti a Budapest e sii parte del “Made in Germany 1995-2011″.

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József Szolnoki: Homeopathic reality a Budapest

Fino al 31 novembre l’Ernst Museum di Budapest presenta Homeopatic reality di József Szolnoki. La mostra di arte concettuale indaga sulla transitorietà della vita e i cambi che essa comporta per riflettere gli avvenimenti degli ultimi vent’anni della storia dell’Ungheria.

jozsef szolnoki budapest

L’esposizione esplora le vicende sociali e politiche del popolo ungherese attraverso il concetto “omeopatia” che deriva dal greco omoios (simile) e pathos (malattia); l’omeopatia è un metodo terapeutico dal profondo senso olistico che consiste nel curare le malattie attraverso lo stimolo dei sintomi della malattia che si vuol curare. Tesi fortemente messa in discussione dalla medicina tradizionale poiché la sostanza omeopatica utilizzata viene somministrata in quantità molto diluite.

L’opera di József Szolnoki vuole incitare le persone a comprendere e a capire con lo stesso metodo dell’omeopatia: sperimenta sul pubblico elementi onirici che traspone poi alle immagini dei suoi video; Szolnoki vuole trasmettere l’impatto culturale e relazionale della vecchia Ungheria.

József Szolnoki, conosciuto come Szokó, è un artista ungherese che lavora con progetti multimediali. Vive a Colonia, Germania, ed è membro del team ungherese Kaos Camping.

Con il suo lavoro vuole riportarci alla sua infanzia e farci rivivere questa tappa della sua vita che lo ha segnato definitivamente. Si percepisce l’angoscia di spiegare, di far capire. Confusione e angoscia sono quello che esprimono le sue domande su com’è possibile l’esistenza contrastante di sistemi ideologici diversi nell’anima delle persone e nella mente.

In Homeopatic reality Szolnoki cerca l’essenza e il mistero dell’identità, guardando la società ungherese come un corpo che ha amplificato tutte le relazioni con il male derivate dalle influenze culturali che ha vissuto in questo periodo di cambi violenti nel XX secolo e che sono alla fine la causa dell’apparizione delle identità.

Così come l’omeopatia, Szolnoki propone che la cura di tutti i mali sia iniettare ciò che li ha prodotti in quantità infinitesimale in modo tale da riuscire a recuperare la salute e l’anima della società. Il suo lavoro profondo scandaglia i dolori e le angosce sociali; la memoria in tutto questo gioca un ruolo importante e porta lo spettatore a conoscere lo spirito del suo paese natale.

Szolnoki consegna al pubblico una densa proposta concettuale. Costruisce e demolisce il linguaggio formale per dare un significato alla sua proposta estetica che ha molti codici dell’arte politica.

Per ulteriori informazioni: http://www.mucsarnok.hu/new_site/index.php?lang=en&t=590&curmenu=106

 

 

Nancy Guzman Only-apartments AuthorNancy Guzman

L’Ungheria e la sua incantevole magia ci invitano a visitarla. Se quest’autunno riuscite a trovare un po’ di tempo per riposarvi, ricordate che non c’è di meglio di appartamenti a Budapest una delle città più intriganti in Europa, con vista sul Danubio.

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Yona Friedman a Budapest

Una delle retrospettive più importanti sull’opera dell’artista, architetto e urbanista Yona Friedman verrà inaugurata questo 28 ottobre al Museo Ludwig di Budapest. La mostra, aperta fino all’8 gennaio 2012, percorre processi teorici, materiale grafico, piani e disegni di Fiedman.

yona <b>friedman</b> budapest

La mostra è organizzata al fine di percorrere quasi tutti gli aspetti rilevanti della sua opera, dallo sviluppo del suo lavoro da architetto e urbanista ai suoi fondamenti teorici, diventati ormai materia di studio obbligatoria per giovani artisti e architetti che sviluppano opere usando come scenario lo spazio pubblico o che si preoccupano di questo e del suo rapporto con l’individuo.

Yona Friedman nacque a Budapest, Ungheria, nel 1923. È considerato uno dei più importanti artisti contemporanei vivi di questo Paese, nonostante il fatto che abbia adottato la nazionalità francese. Fu famoso come pioniere delle teorie sull’urbanismo e come creatore di interessanti concetti che rivoluzioneranno la maniera di vedere lo sviluppo delle città e gli insediamenti umani, introducendo modelli basati sulla sostenibilità, oltre a esplorare il cinema d’animazione e il design.

Considerato il padre dell’architettura utopistica, le sue proposte si situano sempre in ambiti al limite tra la creazione e la teoria, anche lasciando molti dei suoi interrogativi in uno stato di “irrisolvibilità”, sia sotto aspetti tecnici che prativi. Da qui la denominazione proprio di architettura utopica.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo essere sfuggito alla repressione nazista, si trasferì nella città di Haifa, Israele, dove rimarrà per un decennio. Nel 1957 si trasferirà definitivamente a Parigi, dove riuscirà ad acquisire la cittadinanza nel 1966.

Nel 1956 partecipò al X Congresso Internazionale di Architettura Moderna di Dubrovnik con il suo “Manifesto di architettura mobile”, rivoluzionando la scena per la sua avanzata mirata sulla creazione di città dove l’abitante possa sfruttare della libertà di movimento, rompendo con l’idea rigida della struttura architettonica.

Tra le applicazioni o le forme di materializzazione dell’”architettura mobile” si trova la “Città Speciale”, che avanza la possibilità di costruire spazi mobili e adattabili, disarmabili e modificabili per i propri abitanti. Un’idea rivoluzionaria di architettura sociale che ha impregnato tutta la sua carriera e la sua opera.

Nel 1958 fonda il Gruppo di Studi di Architettura Mobile, di esistenza breve ma produttiva. Attivo fino al 1962, il gruppo fu un referente fondamentale del processo di cambi e trasformazioni del decennio degli anni ’60.

Tra le sue opere più importanti figurano il Cylindrical Shelers, una proposta di edifici per immigrati realizzata nel 1953; Span-Over Blocas, 1958,  dove sviluppò il suo manifesto di architettura mobile; e infine, nel 1989, il Museo di Scienze de La Villette di Parigi.

Nell’ambito della teoria realizzò le pubblicazioni Toward a Scientific Architecture sul MIT Press, nel 1975, Meina Fibel nel 1982 e Pro Domo su ACTAR D, nel 2006. Queste e altre pubblicazioni testimoniano una prolifera attualizzazione teorica e il suo sforzo per raggiungere l’obiettivo di un miglioramento delle condizioni di vita nelle città.

Per ulteriori informazioni http://ludwigmuseum.hu/site.php?inc=kiallitas&kiallitasId=763&menuId=44

Nancy Guzman Only-apartments AuthorNancy Guzman

Se state trascorrendo alcuni romantici giorni d’autunno in uno degli appartamenti a Budapest se state passeggiando per le sue splendide strade costellate di splendori architettonici, non potete mancare di visitare il Museo Ludwig e questa mostra inedita.

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Il Planetario di Budapest

Per gli antichi Greci, all’inizio di tutto c’era soltanto il Vuoto, un vuoto infinito e nero dove era impossibile distinguere le cose, e tutte le frontiere erano confuse. Diedero a questo Vuoto il nome di Caos, e da esso nacque Gea, la Terra, sorta dal Caos per rappresentare, con la sua fermezza, la sua chiarezza e la sua stabilità, la sua antitesi (anche se nelle sue profondità è riprodotto lo stato caotico originale) e donare al mondo un terreno solido.

planetario budapest

Il mondo non sarebbe tale senza terreno, la necessità umana di spiegare tutto, anche quello che non può essere spiegato, ha prodotto questo antico mito della creazione. C’è una fuga costante dal mistero nella nostra specie. Esempi lampanti sono le idee di Nietzsche, che preferiva non credere in niente piuttosto che non avere nulla in cui credere. O ancora l’impulso che portò lo stesso Einstein, spaventato dalle implicazioni inevitabili delle sue creazioni sceintifiche, chiamate abitualmente con il tranquillizzante nome di “scoperte”, a inventarsi una costante per non togliere completamente il terreno da sotto i piedi del mondo intero.

Gli antichi Greci, così come tante altre culture, cercarono di spiegare il mondo com’era prima che lo conoscessero per quello che era attraverso la ceazione di miti e racconti memorabili. Questi racconti, nonostante il fatto che i nomi in esso presenti continuino ad essere presenti in diversi aspetti della nostra vita, come fantasmi affascinanti di un passato dimenticato, sono a malapena conosciuti dalle masse.

In qualche maniera, le nuove storie, i nuovi miti diventano ogni volta meno chiari, avvicinandosi sempre più al Caos greco che era una notte infinita, nera, abissale e sempre uguale. D’altra parte, quanto più sofisticati sono i racconti, più sembrano risuonare in essi voci remote, che a distanza di millenni e in diversi luoghi del mondo richiamano gli stessi concetti, con poche variazioni, anche grazie all’uso di un linguaggio seduttore che si appella all’immaginazione dell’ascoltatore per provocare sbalordimento e meraviglia. Queste voci dentro i racconti che ci portano fin da piccoli a chiamarli “miti” e a classificarli come superstizioni prescindibili.

Le nostre storie, quelle che ci raccontiamo ogni giorno per rendere più solida la terra sotto i nostri piedi, sembrano sempre più fragili, man mano che nuove scoperte scientifiche vengono alla luce, dando duri colpi all’arroganza del nostro supposto sapere. Scoperte come quella del recente avvistamento di una nuova stella nella Via Lattea, antica quasi quanto l’universo stesso. Una stella, chiamata SDSS J102915+172927, che data la sua composizione, in cui compaiono idrogeno ed elio e pochissimi altri elementi tra quelli che conosciamo, non dovrebbe assolutamente esistere, in base a quanto dettano le nostre attuali conoscenze scientifiche, il che in qualche modo ci riporta al concetto di Vuoto. Anche se la nuova stella non si trova nel Planetario di Budapest (http://www.planetarium.hu/), quest’ultimo è un edificio talmente evocativo che solo guardandolo si capisce che è la stella più brillante che si possa vedere ad occhio nudo.

 

 

 

Paul Oilzum Only-apartments AuthorPaul Oilzum

Non perdete l’occasione di visitare questo straordinario luogo a forma di disco volante quando affitterete uno dei appartamenti a Budapest Se lo fate in un giorno di pioggia, adeguatamente accompagnati, e ricordando il film Manhattan, non troverete una postazione più romantica in tutta la città. Se non vi attira l’idea del vuoto che ci chiama seducente, sicuramente risponderete a quest’altro tipo di richiamo.

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Fotorealismo: Versions of Reality a Budapest

Fino al 15 gennaio 2012 sarà possibile visitare al Museo Ludwing di Budapest l’esposizione East of Eden: Versions of Reality che mette in mostra i lavori e le tecniche sviluppate dagli artisti della corrente del fotorealismo, nata negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del XIX secolo, al di là della cortina di ferro.

fotorealismo budapest

La mostra affronta una corrente artistica che, nonostante fosse poco conosciuta e svalutata, forma parte a pieno dello sviluppo dell’arte occidentale che dalle sue forme più primitive fino al neoclassicismo del XIX secolo può essere vista come un perfezionamento delle tecniche che porteranno poi al fotorealismo.

 

Lo sviluppo della fotografia, l’ingrandimento e la proiezione di immagini diedero l’impulso necessario per superare definitivamente il realismo e agevolarono la nascita di nuove tecniche come l’uso della fotografia nella pittura.

L’esposizione include lavori di artisti importanti, di artisti dimenticati e di altri completamente sconosciuti. Come i lavori del pittore statunitense Robert Bechtle, considerato uno dei fondatori del movimento del fotorealismo assieme a Richard Estes, Ralph Goings e Chuck Close. I suoi inizi nel fotorealismo cominciano a partire dalle proprie fotografie a San Francisco. Le sue opere sono oggi esposte al Museo di Arte Moderna Metropolitana di New York, il museo Guggenheim, l’Istituto Smithsonian e il Museo di San Francisco.

 

Un altro degli esponenti del fotorealismo è William Beckam specializzato in riproduzioni di fotografie ad alto contenuto emotivo e con un lieve sfondo sessuale. Il suo metodo, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, consiste nel dipingere la tela, passare un rasoio, ridipingerla e pulirla creando immagini brillanti. I suoi lavori sono esposti in numerose collezioni pubbliche, nel Museo Whitney di arte americana di New York e nel Museo Moderno di Kunst di Vienna, solo per citarne alcuni.

 

Troviamo anche Milan Bočkay, pittore ceco che ha utilizzato il fotorealismo per decostruire e ottenere immagini surrealiste. Negli anni ’70 realizza quadri a olio con ingrandimenti su dettagli del corpo umano e su oggetti quotidiani.

 

Ultimo ma non per importanza John Clem Clarke, uno degli artisti di pop art più famosi degli anni ’60. È conosciuto per la sua reinterpretazione di antichi master e per il frenetico setacciamento dei mercatini delle pulci in cerca di fotografie o immagini vecchie per i suoi quadri. Prolifico e ingegnoso creatore di tecniche per il fotorealismo, Clarke venne considerato presto un maestro dell’arte contemporanea statunitense che impose icone che tutt’ora identificano un’epoca con i suoi quadri.

 

Oltre alle opere dei maestri del fotorealismo l’esposizione propone pezzi di oltre 20 artisti che hanno lavorato con la fotografia per la realizzazione dei loro oggetti artistici.

 

Per maggiori informazioni: http://ludwigmuseum.hu/site.php?inc=kiallitas&kiallitasId=762&menuId=44

 

Nancy Guzman Only-apartments AuthorNancy Guzman

Se hai affittato uno degli appartamenti a Budapest per una vacanza autunnale ed è la prima volta che senti parlare di fotorealismo, questa è un’ottima possibilità per conoscere l’uso della fotografia nell’arte.

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Fotorealismo: Versions of Reality a Budapest

Fino al 15 gennaio 2012 sarà possibile visitare al Museo Ludwing di Budapest l’esposizione East of Eden: Versions of Reality che mette in mostra i lavori e le tecniche sviluppate dagli artisti della corrente del fotorealismo, nata negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del XIX secolo, al di là della cortina di ferro.

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La mostra affronta una corrente artistica che, nonostante fosse poco conosciuta e svalutata, forma parte a pieno dello sviluppo dell’arte occidentale che dalle sue forme più primitive fino al neoclassicismo del XIX secolo può essere vista come un perfezionamento delle tecniche che porteranno poi al fotorealismo.

 

Lo sviluppo della fotografia, l’ingrandimento e la proiezione di immagini diedero l’impulso necessario per superare definitivamente il realismo e agevolarono la nascita di nuove tecniche come l’uso della fotografia nella pittura.

L’esposizione include lavori di artisti importanti, di artisti dimenticati e di altri completamente sconosciuti. Come i lavori del pittore statunitense Robert Bechtle, considerato uno dei fondatori del movimento del fotorealismo assieme a Richard Estes, Ralph Goings e Chuck Close. I suoi inizi nel fotorealismo cominciano a partire dalle proprie fotografie a San Francisco. Le sue opere sono oggi esposte al Museo di Arte Moderna Metropolitana di New York, il museo Guggenheim, l’Istituto Smithsonian e il Museo di San Francisco.

 

Un altro degli esponenti del fotorealismo è William Beckam specializzato in riproduzioni di fotografie ad alto contenuto emotivo e con un lieve sfondo sessuale. Il suo metodo, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, consiste nel dipingere la tela, passare un rasoio, ridipingerla e pulirla creando immagini brillanti. I suoi lavori sono esposti in numerose collezioni pubbliche, nel Museo Whitney di arte americana di New York e nel Museo Moderno di Kunst di Vienna, solo per citarne alcuni.

 

Troviamo anche Milan Bočkay, pittore ceco che ha utilizzato il fotorealismo per decostruire e ottenere immagini surrealiste. Negli anni ’70 realizza quadri a olio con ingrandimenti su dettagli del corpo umano e su oggetti quotidiani.

 

Ultimo ma non per importanza John Clem Clarke, uno degli artisti di pop art più famosi degli anni ’60. È conosciuto per la sua reinterpretazione di antichi master e per il frenetico setacciamento dei mercatini delle pulci in cerca di fotografie o immagini vecchie per i suoi quadri. Prolifico e ingegnoso creatore di tecniche per il fotorealismo, Clarke venne considerato presto un maestro dell’arte contemporanea statunitense che impose icone che tutt’ora identificano un’epoca con i suoi quadri.

 

Oltre alle opere dei maestri del fotorealismo l’esposizione propone pezzi di oltre 20 artisti che hanno lavorato con la fotografia per la realizzazione dei loro oggetti artistici.

 

Per maggiori informazioni: http://ludwigmuseum.hu/site.php?inc=kiallitas&kiallitasId=762&menuId=44

 

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Festival d’autunno a Budapest

L’autunno è una stagione dell’anno che molte volte viene data per scontata, alla quale non si presta molta attenzione. L’estate viene associata a un solido blocco temporale caratterizzato dall’afa, l’inverno è intensamente freddo, da qualche parte nevica e vi sono poche possibilità di uscire di casa. La primavera e l’autunno rappresentano il percorso dall’uno all’altro estremo. Ma l’autunno viene percepito come la conclusione di un’epoca, che vede il passaggio dai giorni afosi a un periodo più mite. Durante l’autunno si possono fare lunghe passeggiate, andare in bici, prendere un caffè per strada o semplicemente fumare una sigaretta mentre si guardano le foglie cadere. Anche gli odori per le strade cambiano, l’odore di alberi spogli si diffonde nell’aria, a ogni passo le foglie frusciano sotto i piedi. Anche spostarsi in città risulta più facile, soprattutto se vivi in una città come Budapest, dove l’affluenza di turisti si riduce e camminare per il centro diventa più comodo e rilassante.

festival budapest

Nonostante il grande afflusso turistico che riempie le strade della città, Budapest non arriva mai al livello di follia toccato durante la stagione estiva dalle aree urbane di Parigi, Londra, New York o Berlino. Un estate a New York, per esempio, si rivela spiacevole a causa della enorme massa di turisti che sfogliano cartine in metropolitana, inondano le strade di Times Square con le loro foto, l’immondizia e il cibo. La Tour Eiffel di Parigi di riempie di code, il Tamigi non si vede a causa dell’orda di gente lungo la sua riva, impegnata a scattare foto. Budapest, nonostante la presenza dei turisti, mantiene intatta la sua magia. Immagina di camminare durante l’autunno per le sue strade, conoscere la bellezza della sua gente, gustare le sue ottime specialità e poter trascorrere una vacanza in una città dal clima temperato, come dovrebbe essere l’autunno, camminando lungo viali romantici e antichi.

Altro motivo per passare da Budapest in questa stagione è il Festival d’Autunno, il quale ha luogo in questa città ogni anno. Durante questi giorni Budapest offre innumerevoli proposte volte a far visitare e conoscere il meglio dell’arte, della musica, della fotografia, della scultura, della danza e di molte arti sperimentali, nonché moda e nuovi mezzi di comunicazione, mostre e presentazioni di film. Insomma, è un festival per qualsiasi amante dell’arte o per chiunque intenda approfondire le sue conoscenze sul mondo dell’espressione contemporanea. Per ulteriori informazioni visitate la seguente pagina web: http://www.fesztivalvaros.hu/

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Prendete in affitto appartamenti a Budapest e scoprite le meraviglie che questa città offre durante l’autunno e la sua vibrante e multisfacettata scena culturale. Non potete perdere questa opportunità. Durante l’autunno inoltre si trovano voli anche molto convenienti e la gente per le strade è particolarmente di buon umore, aperta a conversare spostandosi da un bar all’altro. Autunno magico a Budapest, quindi, per te e per i tuoi amici.

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Bonusz a Budapest: Festival di Musica Elettronica

Gli effetti della musica elettronica probabilmente non riguardano gli altri stili musicali. Anche se si tratta di ritmi ripetitivi, canzoni aleatorie e costante mix di ritmi, voci ed interpretazioni, addentrarsi nella musica elettronica porta i sensi più in là di quanto lo facciano gli altri generi. Inoltre, grazie al costante uso di droghe nei festival, nei rave o nelle feste underground, gli stimoli diventano ancora più intensi, e scatenano la fantasia, il desiderio ed il corpo in feste che somigliano a rituali, potremmo dire rituali teconologici. L’interesse verso la creazione di musica elettronica iniziò più di cinquanta anni fa con l’esplorazione di circuiti e apparati usati per generare frequenze. L’ingresso dell’elettronica nella nostra vita quotidiana, come un genere stabilito e dalle molteplici varianti e possiblità di ballo e consumo, è andato di pari passo con il progresso della tecnologia e con le nuove possibilità di generare ulterori effetti con il computer.

bonusz <b>festival</b> budapest

Forse è stato il maestro della psichedelia, Timothy Leary, che nei suoi discorsi sull’LSD e i suoi effetti sul corpo, già di per sè un macchinario elettronico, sosteneva che l’uso di droghe avrebbe espanso la mente e con essa i nostri corpi, portando le pulsazioni elettriche che abbiamo dentro a nuovi livelli di immaginazione e di realtà, fino a una possibile rivoluzione diretta dagli stimoli dell’LSD. L’ispirazione causata da Leary nella comunità tedesca creatrice del Krautrock, in cui troviamo i padrini dell’electro, i Kraftwerk, sembra essenziale per capire che l’esperienza di espansione mentale e sensoriale doveva essere realizzata con effetti e apparati elettronici: i sintetizzatori. Il percorso dai Kraftwerk ad oggi non è necessario ricordarlo, ma bisogna capire che il passaggio degli effetti elettronici al suono è cambiato con il cambiare degli strumenti e degli apparati utilizzati, sia per generare musica elettronica che per riprodurla. E così i festival di musica elettronica diventano occasioni di pellegrinaggio per una subcultura che, senza saperlo, fa già così parte del sistema che manca poco a che venga riassimilata come una vertente al lato del “mainstream”. La corporazione ¨festival¨, come sappiamo, é presente ovunque, ed è attraverso di essa che è possibile capire meglio l’attualità musicale e i conglomerati e le reazioni che causa. I nostri vincoli con il computer sono oggi come oggi così stretti che sarebbe folle pensare di mettere da parte la musica elettronica e le possibilità che offre. Siamo sempre più vicini al futuro, che come in Blade Runner implica la diffusione di volontà elettroniche e vita artificiale, e forse la musica è il nostro cammino di intersezione con un futuro che sta già succedendo, con la nostra volontà, dai nostri sensi. Per vivere l’elettronica vieni a Budapest ed entra a far parte di questo festival, tra i migliori dell’anno.

Per maggiori informazioni visita la pagina web: http://www.bonuszfesztival.hu/2011/

 

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Trova appartamenti a Budapest e partecipa a questo evento che propone la migliore musica elettronica del momento. Altamente consigliato.

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